Chi sono

Mi è capitato spesso, negli anni, di scaricare app di incontri (ad essere onesta, più per noia che per reale interesse nel conoscere qualcuno).

E una delle cose che ho sempre più odiato era il fatidico momento del:

“Allora… parlami un po’ di te.”

All’epoca, così come oggi, non ho mai saputo cosa rispondere.

All’anagrafe avrebbero detto:

“Classe ’96, capelli castano scuro, occhi castano scuro, altezza inesistente, nata e cresciuta in un piccolo paesino in riva al mare nella terra del peperoncino e del greco antico: la Calabria. Motorizzata, ma non si sa ancora né il come né il perché. Firma illeggibile.”

Mio padre probabilmente direbbe:

“La pecora nera della famiglia” , ovviamente non senza un sospiro, accompagnato da un sorriso pieno d’amore (e un po’ di rassegnazione).

La non avvocata, la non poliziotta. Quella che al momento si rifiuta alla vita da posto fisso statale. Mani bucate. Un po’ fessacchiotta per quanto buona. Golosa a morire. Vagabonda.

Mia madre sorridendo risponderebbe:

“Ma chi? Jessica Alta Tensione?” (che già questo è tutto un programma).

Direbbe che sono una senza tetto in cerca del mio posto nel mondo, ma che prima o poi delle radici dovrò pure metterle.

Che sono disordinata come pochi, e che ciò che io chiamo collezionismo è in realtà il problema di un’accumulatrice seriale.

Che ho la testa tra le nuvole. E, nel frattempo, cercherebbe di darmi un bacio in fronte, lamentandosi che la sera prima non me l’aveva dato.

Con gli amici sarebbe tutto un po’ diverso.

C’è chi direbbe che sono una svampita professionale.

Chi che scappo sempre.

Chi che sono stata, sono e sarò una grande amica.

Per qualcun altro ho dei difetti.

C’è chi ha fatto di me la sua più grande alleata, e chi… solo una compagnia con cui ridere tanto. E male.

(O solo male.)

Ma io? Io, davvero, non so cosa dire.

Potrei dire che leggo da quando ne ho memoria.

Che i libri sono stati i miei più grandi amici, il conforto che cercavo quando tornavo a casa da scuola e non avevo nessuno oltre a mia madre e mio padre.

Che mi hanno salvata, ma anche un po’ condannata.

Condannata a sentire tutto. A sentire troppo.

Potrei dire che ho voglia di vita costantemente. Di quelle botte che ti prendono e ti stravolgono.

E che è stata proprio quella voglia a spingermi a partire per il viaggio, ad oggi, più lungo della mia vita, dall’altra parte del mondo.

(Attualmente in stand-by per una lunga vacanza a casa.)

Che non mi accontento. In nessun modo. In nessun campo.

Che ho sempre voglia di sapere, provare, sperimentare.

E questo mi porta a iniziare sempre nuovi hobby…

Portarli avanti o finirli è un’altra storia.

Ho sempre creduto che a trent’anni avrei saputo chi sono e chi voglio essere.

Sarà che ho “solo” 29 anni, ma ancora oggi non so cosa voglio fare da grande.

E chi voglio essere?

Beh, forse qualcosa lo sto iniziando a capire. Ma la verità è che, al momento, non mi fa più male.

Sarò anche un po’ persa.

Ma qualcosa la trovo sempre tra le pagine dei libri che leggo.

E qualcosa la lascio tra le cose che scelgo di condividere.

A voi lascio tutto questo, che poi… così poco non è.